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Salieri: Applicazione iPhone interessante

“Dall’MP3 al disco fai-da-te” di Claudio Ferrante

Sal sole24ore, bell’articolo riassuntivo della scorsa decade a cura di Claudio Ferrante

La lettura di un articolo apparso il 2 Gennaio sul New York Times mi ha invitato ad una riflessione di cui non potevo non parlarvi. Non potevo tralasciare il racconto di questi ultimi dieci anni di tecnologia e musica dopo cosi tante cose successe, dalla fine degli anni 90’ ad oggi.

Tutto inizia il 21 Maggio del 1998, quando si affacciò sul mercato il Diamond Rio PMP300, un gadget di plastica della misura più o meno di un pacchetto di sigarette che riproduceva un file digitale recentemente inventato: si trattava dello MPEG-1 Audio Layer Three, o più semplicemente MP3.

Il Rio possedeva una capacità di storaggio pari a 32 Megabites e poteva contenere circa una dozzina di canzoni a una qualità che definirei “passabile”, certamente inferiore a quella di un CD player, la sua capacità era paragonabile a quella di una musicassetta. Ma la sua bellezza, il suo fascino era dato proprio dal fatto che non era necessario alcun CD o musicassetta da inserire, erano file digitali che si potevano importare da qualsiasi PC e sostituire con altri in qualsiasi momento. I files potevano provenire da album posseduti dalla gente o da files scambiati sulla rete. La RIAA (Recording Industry Association of America) intentò causa per togliere immediatamente dal mercato il Rio PMP300 ma fallì: era il preludio ad una decade di cause e azioni legali che cercavano di regolarizzare, inquadrare, incasellare la musica online.

Era già troppo tardi. Per tutti gli “smanettoni” dell’era digitale lavorare a sotware che potessero permettere senza problemi lo scambio in rete di files avrebbe segnato finalmente l’epoca in cui la musica sarebbe fuggita via dai contenitori di plastica per viaggiare sempre più velocemente sul web.

Il vecchio modo di distribuire la musica era sulla strada per diventare quasi insignificante. “You really think you’re in control? Well, i think you’re crazy” cantava Cee-Lo Green dei Gnarls Barkley nel 2006.

Perché le canzoni sono paragonabili a piccoli pezzettini di informazione che la gente vuole, e ciò stava anticipando cosa sarebbe successo alle altre forme d’arte nel momento in cui le connessioni internet stavano diventando super capillari e sempre più veloci.

Per il vecchio “recording business” tutto stava andando come non doveva andare.

Le vendite di CD dal 2000 in poi avrebbero subito in importante decremento, con le singole canzoni digitali vendute legalmente che non avrebbero neppure compensato il calo enorme del supporto fisico.

L’industria del cinema, cosi come i grandi editori di news e libri e i gruppi televisivi di tutto il pianeta stanno lottando per non diventare le prossime vittime di un internet onnivoro e incontrollabile, di una enorme rete non regolamentata da alcun copyright control, in un’epoca in cui tutti siamo diventati un po’ smanettoni con files digitali e IPhones che in uno diventano cellulari/fotocamere/riproduttori di musica e web browser, che stanno nel taschino di una giacca, con i loro scehermi lcd ad alta definizione e le loro sottilissime ma potenti memorie con capacità di storaggio enorme di migliaia di brani musicali e film.

L’IPhone è l’esempio nella musica cosi come il tanto discusso e-book potrà esserlo a breve nell’editoria. Solo quest’anno in America ne sono stati venduti per un valore pari a 37 milioni di dollari. Il libro che in tantissimi amano per la sua tattilità sta per essere insediato dai computer touchscreen (proprio Apple sta per lanciare il suo primo laptop touchscreen) e da oggetti su cui sarà possibile digitalizzare migliaia di titoli cartacei, in un solo piccolo, comodo e portatile oggetto.

Questa è stata la decade del broadband, dell’internet ad alta velocità ma anche l’epoca della “disintermediazione”, del file sharing, dell’iphone, dei blog, dell’user generated content, dell’on-demand, dell’all-access. Inaugurando il nuovo millennio internet ha completamente inghiottito (e secondo alcuni anche digerito) la cultura del delivering, consentendo a chiunque online di poter avere accesso a qualsiasi cosa, istantaneamente trovando dall’altra parte una miriade di nuovi artisti che possono creare e disseminare in rete le proprie creazioni, molto più velocemente e a costo zero.

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Play.me il servizio streaming di Dada

Da Rockol

Dada Entertainment, avamposto americano della società italiana di mobile entertainment partecipata da RCS, ha appena lanciato negli Stati Uniti un servizio di streaming musicale “ibrido” per Internet e telefonia mobile. Battezzata Play.me, la nuova piattaforma è fruibile sul Web in due versioni differenti: gratis, e senza inserzioni pubblicitarie, permette di accedere a 10 ore di musica in streaming al mese con un download in omaggio a settimana; a pagamento, in cambio di 10 dollari al mese, offre accesso illimitato al catalogo in streaming e 5 download gratuiti senza DRM. L’accesso al servizio attraverso telefono cellulare avviene invece grazie a un’applicazione Android disponibile sull’Android Market di Google (che ha presentato ieri il suo attesissimo smartphone, Nexus One); applicazioni per iPhone e BlackBerry dovrebbero essere disponibili nell’arco di qualche settimana. Il catalogo iniziale accessibile su Play.me comprende 2,5 milioni di brani musicali, forniti dalle major discografiche (con l’eccezione di Warner Music) e dai distributori/aggregatori di musica indipendente IODA, The Orchard e Beggars Group

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Nuovo servizio streaming (anche su iPhone): Rdio

Da Rockol

Janus Friis e Niklas Zennstrom, fondatori di Kazaa (file sharing) e Skype (VOIP), hanno ufficialmente scommesso sul successo dello streaming a pagamento e lo hanno fatto lanciando ‘a fari spenti’ un’applicazione per iPhone, battezzata ‘Rdio’ (sì, senza la ‘a’) come il nuovo servizio web da cui origina.
Il lancio ufficiale è previsto per l’inizio del prossimo anno ma il servizio della nuova società basata a San Francisco è già in fase ‘private beta’ ed è comparsa nell’iTunes store, ricevendo una pletora di micro-recensioni sui blog. Nel menu di Rdio, tra le altre, compaiono le ‘tab’ Collection (che si collega alla libreria privata dell’utente) e Search (che è, invece, correlata al catalogo online del servizio dal quale l’utente può attingere nuovi brani da collegare al proprio account), oltre a Playlists (una specifica che pare del tutto simile a quella delle altre piattaforme e applicazioni streaming) e Notifications (che sfrutta le più recenti features dell’iPhone). Ma, specifiche tecniche a parte, la scommessa dei due tycoon del web è sul modello di business, che prevede un’iscrizione a pagamento e non sposa la popolare modalità di furuizione gratuita supportata dalla pubblicità (come accade per Spotify).

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Robbie Williams Racing – Il gioco su iPhone

L’ultimo album di Robbie Williams non sta andando benissimo (ma neanche malissimo), ma sicuramente meglio del precedente Rudebox. Si è pensato quindi di realizzare un bel giochino/app per Iphone dedicata a Robbie Williams.

Non siamo però di fronte al solito gioco guitarhero-clone, karaoke-clone o del tipo della app di Vasco. Questo è proprio un videogame di corse, con Robbie Williams come protagonista

Shazam: applicazione musicale iPhone da avere

E’ appena arrivato in casa un iPhone (grazie a mio fratello) e devo dire che ci sono parecchie applicazioni interessanti in ambito musicale. Ho ovviamente subito testato quelle applicazioni che cercano (e ci riescono abbastanza bene) di simulare gli strumenti musicali utilizzando il fattore “touch” dell’iPhone, come se fossero veri strumenti.

In più c’è un’applicazione che in molti probabilmente hanno sempre sognato. Se in molti conoscono Midomi, in grado di riconoscere le canzoni semplicemente cantandole, Shazam, offre un servizio simile ma allo stesso tempo diverso.

Shazam infatti riconosce le canzoni che passano per radio, televisione o qualsiasi altro mezzo. Personalemente ho provato attraverso qualche video su Youtube e devo dire che è impressionante, un pezzo dei My Bloody Valentine riconosciuto in 5 secondi. Ovviamente è utile se non si conoscono già i titoli dei brani, ma in fondo qualte volte è capitato di ascoltare un brano e voler sapere di chi fosse?

Basta avvicinare l’iphone alla sorgente sonora, far partire Shazam e il gioco è fatto.

Oltre che un servizio all’utente, tutto sommato Shazam offre un servizio agli artisti e a tutta l’industria discografica perchè permette di conoscere canzoni in modo semplice e intuitivo, consentendo poi il download diretto delle stesse.

Gigzee: Applicazione iPhone per i concerti

dicembre 5, 2009 2 commenti

L’idea è semplice (simile a iConcertCal): L’applicazione iPhone, sfruttando il sistema GPS interno, restituisce i concerti e i live show che hanno luogo (o che avranno luogo nel giro di 2 giorni) nelle vicinanze di dove l’utente si trova